
La storia della Residenza Rio Albano è legata alle storiche miniere dell'Elba
e ai carcerati che vi hanno lavorato come manodopera alla fine dell'ottocento.
Di seguito riportaiamo alcuni brani di un documento che prende in esame la storia
dell'attivita dei coatti all'elba e anche nell'edificio che oggi ospita la Residenza.
Domiciliati coatti e forzati nelle miniere elbane tra il 1863 e il 1888.
Ragione del reclutamento dei coatti nelle miniere fu la necessità di far
fronte alla aumentata richiesta di produzione che si verificò, a partire dal 1861.
Nell'estate del 1866, diminuita la richiesta di minerale, fu deciso l'allontanamento
dal lavoro di tutte le maestranze non residenti nel comune di Rio.
Centinaia di braccianti confluirono nelle miniere, di tale esercito
di diseredati fece parte un grosso nucleo di coatti.
Gli operai forestieri ebbero un salario di due lire giornaliere oltre al diritto di far legna nel bosco del
Giove e a Rio Albano.
Dall'aprile del 1872 l'Amministrazione adibì a dormitorio per i forestieri un
fabbricato rurale sito in locaiita l'Assunta.
La convivenza all'interno della massa dei non residenti non fu mai pacifica.
Non mancavano, del resto, tra gli stessi liberi, dei "soggetti non tanto di buone qualita" e di fatto non
c'erano luoghi di socializzazione diversi dalle bettole.
Queste, frequentate anche dai marinai delle navi che venivano a caricare il minerale, erano
talvolta teatro di risse furibonde.
Il contingente dei forzati utilizzato nelle lavorazioni crebbe fino a 118 unita per poi essere
ritirato alla fine del 1877.
Nel 1879 ritornarono nelle miniere 30 forzati e nei mesi successivi riprese il
lavoro tutta la popolazione carceraria dell'Assunta (112 individui). Forse era già attivo,
allora, un secondo bagno, a Rio Albano.
L'attività estrattiva si esercitava sovente lungo ripe scoscese e non era raro il caso che
una caduta di un uomo provocasse quella di tutta una squadra.
Col passare del tempo si provvide a sferrare i reclusi che, del resto, non davano problemi di
disciplina ed erano disposti a lavorare duramente pur di non essere
restituiti alle celle con la conseguente rinuncia alla pur misera mercede
(una lira al giorno) che corrispondeva loro l'Amministrazione.